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Il Libro della Giungla nelle illustrazioni di Memo Vagaggini




L'edizione Corticelli- Mursia de Il libro della Giungla è stata a lungo impreziosita da sette belle tavole a colori fuori testo del pittore toscano Nicodemo "Memo" Vagaggini (Santa Fiora, Grosseto, 1892 – Firenze, 1955). Ognuna di esse illustra una delle sette parti in cui lo scrittore britannico Rudyard Kipling divise il suo testo, con le prime tre a formare la storia di gran lunga più celebre del libro, quella del cucciolo d'uomo Mowgli (Ranocchio) a cui non si manca di fare spesso riferimento con il titolo generale dell'opera.

Vediamo nell'ordine ognuna delle sette parti, con il titolo loro assegnato nell'edizione Corticelli-Mursia e la relativa illustrazione di Memo Vagaggini:

I. I fratelli di Mowgli

Il cucciolo d'uomo Mowgli, allevato da una famiglia di lupi, è portato alla Rupe del Consiglio, dove si deciderà del suo destino: se almeno due voci parleranno in suo favore sarà accolto nel branco guidato da Akela, che presiede al Consiglio sul seggio più alto della rupe, altrimenti sarà lasciato al suo destino. Nessuno dei lupi intercede per lui, ma si fanno comunque avanti l'Orso Bruno Baloo, Maestro della Legge della Giungla di tutti i lupacchiotti, e la Pantera Nera Bagheera ("tutta nera come l'inchiostro ma con le macchie che apparivano e sparivano a seconda della luce"). Mowgli riceve così la sua investitura e promette anche che un giorno ucciderà Shere Khan, la tigre zoppa, la mangiatrice di uomini che lo rivendicava come sua preda.




II. La caccia di Kaa

Questa parte intermedia della storia di Mowgli, slegata dalla trama del racconto principale che si snoda tra la prima e terza parte, narra di quando lui fu rapito dai Bandar-log, o popolo delle Scimmie, i più simili all'uomo e quindi i meno saggi tra gli animali e per questo tenuti in nessun conto dal popolo della Giungla. Decisi a liberare il loro amico, Bagheera e Baloo chiedono aiuto al più grande nemico dei Bandar-log, il Serpente Kaa (un pitone nel testo di Kipling, ma chiaramente raffigurato come cobra nell'illustrazione di Vagaggini). Quando poi, dalle cime degli alberi, Mowgli riesce a procurarsi anche l'aiuto di Rann il Nibbio, quest'ultimo raggiunge il trio degli inseguitori e li avvisa del luogo dove le Scimmie hanno portato il ragazzo: un'antica città perduta nel folto della giungla denominata le Tane Fredde. Come per il serpente, anche nel caso del volatile sembrano esserci, nella raffigurazione di Vagaggini, dei problemi di verosimiglianza naturalistica .



III. La tigre! La tigre!

Nel terzo e ultimo capitolo della parte de Il libro della giungla dedicata alla sua storia, Mowgli adempie alla sua promessa di uccidere l'odiato nemico Shere Khan. Scuoiata la carcassa della tigre, porta la sua pelliccia alla Rupe del Consiglio e la fissa con quattro schegge di bambù alla pietra piatta dove un tempo era solito accucciarsi l'ormai deposto Akela. Bandito sia dal villaggio degli uomini sia dal suo branco, Mowgli convoca per l'occasione il consiglio dei lupi, nel corso del quale improvvisa una canzone senza rime, dove dà voce a tutta l'oppressione del suo cuore.



IV. La foca bianca

La prima delle quattro storie formate di un unico capitolo narra di Kotick, la foca bianca, che dopo aver assistito a una mattanza di suoi simili si mette alla ricerca di un'isola dove gli uomini non hanno mai messo piede.



V. Rikki-Tikki-Tavi

Questa quinta parte del libro narra della "grande guerra" che la mangusta Rikki-Tikki-Tavi combatté contro la coppia di serpenti Nag e Nagaina, per proteggere la famiglia di umani che gli aveva salvato la vita da cucciolo. "Il suo grido di guerra, mentre sgattaiolava attraverso l'erba alta, era: 'Rikk-tikk-tikki-tikki-tack!'".



VI. Toomai degli elefanti

E' la storia del piccolo Toomai, destinato a succedere al padre, il grande Toomai, come conducente del vecchio e saggio elefante Kala Nag (Serpente Nero). Il grande Toomai e Kala Nag lavorano alle dipendenze dell'uomo bianco Petersen Sahib, incaricato di catturare gli elefanti selvatici per il governo indiano. Ma il piccolo Toomai, a differenza del padre, aspira alla vita selvatica del battitore di elefanti e per questo vuole farsi notare da Petersen Sahib. Finché, in una notte di luna, Kala Nag lo trasporta sul suo dorso attraverso la fitta foresta di Garo, fino alla radura dove si svolge la leggendaria danza degli elefanti...



VII. Al servizio della regina

Nel libro di Kipling anche gli animali parlano tra loro di cose di loro competenza, proprio come gli uomini. L'inglese che narra, in prima persona, la settima e ultima storia, ha imparato dagli indigeni il linguaggio degli animali da campo, e una notte, mentre vaga alla ricerca della dispersa Vixen, la sua piccola fox-terrier, ha modo di ascoltare una discussione tra una coppia di buoi dell'artiglieria, due muli della batteria di cannoni a vite, un cavallo di uno squadrone della cavalleria inglese e un cammello delle salmerie della fanteria indigena, tutti riuniti nell'accampamento, insieme a trentamila uomini e a migliaia di altri animali, per essere passati in rassegna dal Viceré dell'India e dall'Emiro dell'Afghanistan suo ospite. Da un certo momento in avanti, si aggiunge alla conversazione anche l'elefante Due Code. E' quando Vixen si mette ad abbaiare contro Due Code, che cane e padrone si ricongiungono...




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Una certa atmosfera e il gusto cromatico presenti nelle illustrazioni de Il libro della giungla sono rinvenibili anche in parte della produzione pittorica di Memo Vagaggini. Quello che segue è un assaggio formato da una mia selezione di tre sue opere di tema vario.

Memo Vagaggini, Paesaggio con montagne

Memo Vagaggini, Traghetto in Maremma, 1939

Memo Vagaggini, Il cancello, 1940


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Nota bibliografica


Le immagini, come anche le parti di testo in virgolettato presenti in questo post, provengono dalla V edizione del libro, pubblicata nel 1944 dalla casa editrice A. Corticelli di Milano. La traduzione è a cura di Umberto Pittola. Il volume comprende anche, come tutte le edizioni successive, un'immagine di copertina e 50 illustrazioni nel testo realizzate da Piero Bernardini.

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